E cosí posso cancellare anche questo dalla lista delle cose da fare prima di morire… ho finalmente visto i Pearl Jam live. E in un’occasione speciale per giunta, ovvero la prima volta dei PJ in Danimarca dopo la strage di Roskilde 7 anni fa dove 9 ragazzi avevano perso la vita durante la loro performance, schiacciati dalla folla. E’ stato un evento che ha segnato la band profondamente e sono serviti loro tutti questi anni per trovare il coraggio, la voglia o anche solo la forza di solcare il suolo danese. Ma andiamo con ordine. Tutto inizia quando 3 giorni fa riesco a recuperare un biglietto all’ultimo minuto… ormai avevo perso le speranze dopo che poche ore dopo l’inizio della vendita dei biglietti tutto era stato giá esaurito.
Appuntamento all’ora di apertura dei cancelli con Guido, ragazzo di Piove di Sacco, il quale ha fatto da tramite per la vendita del biglietto e con cui ho trovato subito un buon feeling. La metro si ferma esattamente sotto il palazzetto quindi all’uscita ci aspetta la fila per entrare. Sí, la fila! Niente assembramento ai cancelli… tutti in ordinata fila, con tanto di angolo a novanta gradi per seguire il marciapiede. Robe dell’altro mondo
All’apertura la coda scorre veloce ed entriamo nel palazzetto. Cominciamo a sistemarci a una decina di metri dal palco e lí conosciamo una coppia di Chicago venuta in Europa per seguire le ultime quattro tappe del tour: Parigi, Copenhagen, Amsterdam e Bruxelles. Dei veri fan hard core insomma, ma anche persone gradevoli e con cui abbiamo trascorso un paio d’ore di chiacchere. Ci raggiungono degli amici svedesi di guido, a nutrire la giá consistente porzione di fan svedesi presenti: Copenhagen é l’unica tappa scandinava del tour.

Le otto si avvicinano, le luci si abbassano… e entra lui, Eddie, a suonare una canzone da solo ad introdurre il gruppo spalla come previsto dall’esperto Michael notando il movimento dei roadie; la bellissima “Throw Your Arms Around Me” ci lascia tutti senza parole.
I Futureheads, nonostante gli apprezzamenti di Momo, non mi hanno colpito… ma forse l’imparzialitá del mio giudizio (sempre che un giudizio possa essere imparziale… mi sembra vada contro la definizione stessa della parola) é macchiato dalla spasmodica attesa per i PJ.
Finalmente arrivano loro… e non mi metto nemmeno a descrivere le canzoni, le emozioni, le lotte per arrivare in quarta fila, le 2 ore abbondanti nella snake pit… so giá che non ne sarei in grado, quindi mi limito ad inserire la scaletta:
Set 1 Long Road, Corduroy, Why Go, Do The Evolution, In Hiding, Love Boat Captain, Love Reign O’er Me, Severed Hand, Light Years, Marker In The Sand, Given To Fly, Breath, I Am Mine, Elderly Woman Behind The Counter In A Small Town, Hard To Imagine, Life Wasted, Porch
Encore 1 No More, World Wide Suicide, Down, Once, Black, Alive
Encore 2 Better Man/Save it for Later, Rockin’ In The Free World, Yellow Ledbetter
Appena dopo Better Man un nervoso Eddie si fa un po’ cupo in volto e si avvicina al microfono. Sappiamo tutti quello che sta per succedere. Deve togliersi il peso dallo stomaco. E cosí é. Ci parla in modo molto intimo di quanto difficile sia stato tornare qui, di come questo concerto per lui non significhi chiudere il capitolo, perché nulla del genere puó essere concluso. Ci parla per diversi minuti e alla fine ci riassume lo spirito del suo discorso con “Keep on rocking in the free world”… la vita va ananti insomma.
Infine, mentre canta Yellow ledbetter, chiama una ragazza della prima fila sul palco e gliela dedica… parlano un po’… lei é giovanissima e svedese, come i ragazzi morti nella tragedia. Lei accenna qualche lacrima, ma da brava nordica non si abbandona all’emozione dell’essere sul palco con i suoi idoli. E cosí finisce il concerto… un gran bel concerto.

Nota di colore: ho accalappiato un plettro di Mike McCready… sará un bel ricordo della serata
UPDATE:
Dal sito dei Pearl Jam esce questa foto. Qualcuno riconosce un testone familiare? ![]()
